200474871-0011.jpgdi Vincenzo Gallico

Se vedi le visioni di tutti gli uomini, di tutti i tempi, in un solo secondo, allora stai vedendo das weisse Rauschen, e chi vede das weisse Rauschen diventa pazzo, a parte chi era già pazzo, che allora diventa normale.”

(DAS WEISSE RAUSCHEN)

Da parecchi anni Costa vive in Germania e ogni volta che viene a trovarci c’ha storie nuove da raccontare. Le storie di Costa sono storie di gente che io non conosco mai di persona, ma soltanto così, di gente che conosco per sentito dire.

L’ultima storia che Costa ha raccontato parlava di un suo compagno di casa. Costa, in realtà, non vive in una casa normale, cioè non sta in un appartamento con il bagno, la cucina, il salotto, le altre stanze, come uno si immagina quando si dice una casa normale. (continua…)

binari4.jpgdi Luca Fumagalli Fuori, oltre il finestrino appannato, ricomincia a piovere. La vecchia con la faccia da corvo, appollaiata sullo strapuntino, sgrana imperterrita un rosario di legno.

(In treno / Sono in treno / Dove cazzo vuoi che sia a quest’ora)

Ogni dieci Ave Marie bacia un santino appiccicato sul quaderno ingiallito che tiene aperto sulle ginocchia.

(Ancora con questa storia / Ma la vuoi smettere una volta per tutte?)

Il bergamasco col cranio rasato, che sale a Cormano, dice la sua ad alta voce. Come tutte le mattine. Ha il tono fastidioso e pedante di chi crede di sapere sempre tutto. “Sono saltate le linee. Mi sembra evidente”.

(NO / La risposta è NO! / Quante volte te lo devo dire?)

L’S4 diretto a Milano Cadorna, partito da Seveso alle 7.50, è fermo da 20 minuti in un punto imprecisato tra Affori e Bovisa. “Mettiamoci il cuore in pace, da qui non ci muov-”.

(Ah… ma davvero / Tu sei geloso) (continua…)

mc-donalds.jpg di Domenico Cipriano

In questo simbolo del mercato globale
non vedo differenza inespressiva
col resto della città. Una poetica silenziosa
insinua custodita dal suono dell’aspiratore
sui rumori catalitici delle auto il fragore
rullante dei motorini. Tutto è contenitore!
Anche i mattoni ingialliti artificiali rilassano
sotto l’ombrellone della città – nulla è caotico
nelle ore del pranzo – nello scenario estivo
non mi accorgo di essere nel centro
della metropoli operante. Solitario
al silenzio di questo tavolo in fòrmica

della carta residua dei panini del cetriolo
scartato e del bicchiere marcato Coca Cola
sfoglio una rivista d’Arte

suicidio.jpg di Luca Guerneri “Di qui è passato di tutto. Uomini d’affari e prostitute, studenti, militari che dovevano prendere il treno, avvocati che avevano perso una causa, gente che si voleva semplicemente suicidare. Questi ultimi qui, i suicidi, voglio dire, che poi a mica tutti è andata bene, o male, non so, prendevano sempre le stanze più in alto. Tant’è che le prime volte che lavoravo in questo albergo e qualcuno mi chiedeva una stanza all’ultimo piano, non sapevo bene cosa fare. Li guardavo negli occhi, allora. Era un metodo che avevo elaborato lì per lì. Per un po’ funzionò. Be’, li guardavo negli occhi, e poi capivo. Certi avevano lo sguardo triste perché gli era capitato qualcosa. Era uno sguardo triste di chi pensa già ad una bella dormita e alla colazione del giorno dopo. Altri, invece, avevano lo sguardo di chi non vede niente. Lo sguardo di chi non vede più niente e sta per annegare in qualcosa di più grande. E poi ascoltavo il tono della voce. A fare questo mestiere si impara a tirare fuori le informazioni dai segnali più piccoli. Non solo l’abbigliamento, ma la voce anche. E le mani, come si muovono le mani. E come ci si ingobbisce, e come si piega la bocca in un sorriso. La faccia della gente non ti frega se hai imparato a leggerla. (continua…)

died.jpg di Simona Carvelli Amore e morte sono sostanza ed eccezione che presenziano all’oscenità, come accade sovente nei più alti esiti artistici. Una categoria intellettuale questa che ha animato tanta parte della letteratura attraverso manifestazioni spesso sussurrate, segrete, talvolta invisibili. Una sorta di ancestrale anima mundi che ha solleticato maliziosamente la fantasia di poeti e cultori delle belle lettere, tanto da indurli a un canto fuori del coro, una dichiarazione di rottura con le impostazioni socioculturali di una borghesia in ascesa, unica portavoce del dictat intellettuale. (continua…)

refuso.jpgdi Roberto Terrosi Una volta mi capitò di andare a trovare degli amici che avevano una casa in campagna. La villetta si trovava in un’area, in cui ogni terreno confinava con un altro. Vagando per questo podere a un certo punto mi imbattei in un cumulo di pietre. In quella parte, che era la più selvatica, c’era anche qualche masso sparso qua e là, ma il cumulo era notevole. Ne parlai con il padrone della villa e questi mi disse che le pietre erano il risultato del dissodamento di tutto il terreno e che, non potendole scaricare altrove, era stato costretto a “sacrificare” una parte dell’appezzamento per poter rendere produttivo o comunque praticabile il resto del podere. Questa situazione mi è sembrata particolarmente adatta a descrivere la dinamica del sacro o meglio della consacrazione. (continua…)

pig.jpg di Fabrizio Patriarca L’osceno è innanzitutto una categoria dell’esclusione: è quella parte del mondo che viene estromessa dall’indirizzo della rappresentazione. Per questo lo sviluppo di un’estetica dell’osceno può darsi esclusivamente come alternativa ai rapporti di constatazione che regolano la società e la letteratura borghese. L’imperativo di questa delibera è chiaramente la contestazione. (continua…)